Data

14 Set 2020

Ora

18:30

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Gratuito

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Conferenza Inter-istituzionale sullo Sviluppo Sostenibile e Cambiamento climatico

Le preoccupazioni per l’emergenza climatica, sono oggi amplificate da quella sulla pandemia da Covid-19, estesa a livello globale, che è indubbiamente legata alla sottovalutazione dell’impatto delle attività umane sulla natura e sull’ambiente.
Il riscaldamento climatico, ben più dirompente e distruttivo della pandemia che il mondo sta vivendo, non trarrà molto beneficio dalla momentanea flessione delle emissioni di gas serra; al contrario la situazione potrebbe essere peggiorata da eventuali rinvii o rallentamenti dell’azione per azzerare le medesime emissioni.
Rilancio economico e decarbonizzazione devono diventare sinonimi, se non vogliamo perdere un’occasione unica e finanziamenti ingenti che non saranno di nuovo disponibili a breve.
A maggior ragione torna oggi di grande attualità, il concetto di Giusta Transizione, che non si limita a misure occupazionali sulla decarbonizzazione (ovvero la rinuncia all’utilizzo di tutti i combustibili fossili, non solo del carbone) ma allarga la visione, per attivare un processo di radicale cambiamento del modello di sviluppo, verso un modello economico che tenga conto di tutti i traguardi di crescita sostenibile fissati dalle Nazioni Unite (SDGs).
Gli obiettivi generali dovranno essere coerenti anche con quelli dell’accordo di Parigi sul clima (2015), e lo slittamento della Cop26 al 2021 non deve essere un motivo per rinviare la revisione degli Ndc (i contributi dei singoli paesi al raggiungimento degli obiettivi).
A questo proposito l’Italia – che ha tutti gli interessi a difendere obiettivi ambiziosi – deve adoperarsi a livello europeo per promuovere l’innalzamento del target di riduzione delle emissioni come minimo al 55% al 2030, provvedendo nel contempo alla revisione in senso più ambizioso del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) e dei suoi obiettivi, anche in vista del ruolo che avrà il nostro Paese come co-organizzatore della Cop26, dove sarà fondamentale essere ambiziosi e chiari sui percorsi e le strade da seguire.
Le attuali misure che il Governo sta mettendo in atto – e quelle attese da interventi Europei – mettono indubbiamente in campo una mole significativa di risorse; la questione è che le stesse siano orientate verso un progetto e una strategia coerente e lungimirante, e non siano semplicemente rivolte a far fronte alle esigenze più immediate.
L’emergenza, nella quale siamo immersi, fa già intravedere dei cambiamenti necessari – in alcuni casi già accennati – nei modi di produrre, di lavorare, di consumare, di muoversi.
Per questo, oltre al ruolo fondamentale dei decisori politici, delle Istituzioni pubbliche, delle aziende pubbliche e private, serve assicurare una vera partecipazione democratica. È necessario dotarsi di una strategia e di un piano per recuperare e riqualificare le aree inquinate e inutilizzate che sono disseminate nel Paese, consentendo di liberare e risanare ingenti spazi privi di destinazione d’uso e creare i presupposti per una loro riconversione.
La transizione ecologica sarà possibile solo se superiamo l’attuale separazione e frammentazione degli interventi e i divari territoriali, mettendo in campo idee nuove e una diversa visione d’insieme delle politiche. Va affrontato in modo sinergico e nuovo il tema della rigenerazione delle periferie, legando assieme obiettivi ambientali sociali e occupazionali.

Economia Circolare e Sicurezza Alimentare

L’economia circolare per garantire cibo e sistemi di produzione alimentare “sani”. L’attuale impostazione dei sistemi di produzione alimentare causa enormi danni all’ambiente e porterà in breve tempo a conseguenze irreparabili anche per la salute umana: l’economia circolare può essere la soluzione.

Secondo quanto riportato dal report CCEFF, entro il 2050 i fattori legati all’attuale produzione alimentare sul piano industriale potrebbero causare 5 milioni di decessi: il doppio di quelli oggi legati all’obesità. Ma non è tutto: per ogni dollaro speso in cibo oggi se ne spendono 2 in costi sanitari, economici e ambientali. “In pratica è impossibile che le persone possano compiere scelte alimentari sane se il sistema di produzione alimentare non è esso stesso sano” ricordano gli autori del report. E in effetti, dallo spreco alimentare all’inquinamento da pesticidi e alla degradazione del prezioso capitale naturale, sono molti gli esempi di come l’attuale sistema di produzione alimentare non sia all’insegna della sostenibilità su lungo periodo.

“Le azioni messe in campo dalle città per ridurre gli sprechi e migliorare la salute attraverso l’economia circolare valgono qualcosa come 2.700 miliardi di dollari all’anno a livello di economia globale” hanno sottolineato gli esperti, presentando il report agli economisti riuniti a Davos.

 

A seguire:

  • Tour guidato dell’Isola e della Villa delle Tortore
  • Cena con Cucina Identitaria